Smi: la moda maschile chiude il 2008 in flessione

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mercoledì 14 gennaio 2009
Smi: la moda maschile chiude il 2008 in flessioneSecondo le stime del Centro studi di Smi, Sistema moda Italia, per la moda maschile italiana il 2008 si dovrebbe chiudere con un giro d'affari pari al -1,2%. Alla negatività del risultato hanno concorso non solo una crescita dell'export a tassi inferiori rispetto alle potenzialità offerte dai mercati esteri ma, soprattutto, la bassa tonicità della domanda interna, le cui difficoltà non hanno risparmiato il comparto "uomo".

Il deterioramento della congiuntura economica internazionale a partire dallo scorso mese di settembre, sottolinea lo studio della Federazione tessile moda, presentato ieri durante la giornata di apertura di Pitti Immagine uomo, con il conseguente rallentamento della domanda estera e l'accentuazione dell'atonia che sta caratterizzando il mercato di consumo italiano, sembra così aver influito sui risultati della moda maschile, che, viceversa, aveva mostrato nei primi mesi dell'anno un buon avvio.

Il dato complessivo cela, comunque, differenti performance sperimentate dai diversi micro-comparti: proprio il vestiario esterno (segmento preponderante) mostrerebbe, secondo le prime stime, un rallentamento che lo preserverebbe comunque dall'area negativa (assestandosi al +1%), analogamente a quanto sperimentato dalla camiceria. Al contrario, flessioni di rilievo dovrebbero interessare la maglieria esterna maschile, le cravatte e le confezioni in pelle.

La stessa dinamica della produzione torna a calare, presentando una flessione piuttosto accentuata (-3,3%). In termini nominali si mantiene, in ogni caso, su livelli superiori a quelli del biennio 2005-2006, confermando scelte aziendali di focalizzazione sulle produzioni di vestiario maschile di gamma medio-alta e lusso, a scapito di logiche tese alla ricerca dei volumi. Sul fronte occupazionale, secondo quanto rilevato nelle indagini interne, si confermerebbe, anche per il 2008, la tendenza alla stabilizzazione dei livelli raggiunti nel 2007, allorché si era interrotto quel processo di ridimensionamento degli organici di inizio decennio.

Smi: la moda maschile chiude il 2008 in flessioneIn linea con la tendenza generale sperimentata dalla moda made in Italy, nel 2008 anche il menswear assiste a una decelerazione delle vendite estere (si stima un +2,8% contro il +6,8% conseguito nel 2007) e a una sostanziale stabilità delle importazioni (che non dovrebbero raggiungere l'1% di crescita). Pur scontando un certo rallentamento dell'export nell'ultimo trimestre dell'anno, il 2008 dovrebbe essersi chiuso con un miglioramento dell'attivo commerciale settoriale che, dopo la brusca caduta del 2006, è stimato essersi riportato sopra la soglia degli 1,5 miliardi di euro.

Un quadro maggiormente dettagliato relativo all'andamento e alle performance internazionali della moda uomo si ottiene analizzando il commercio con l'estero nei primi nove mesi del 2008. Nonostante nei primi sette mesi dell'anno il rafforzamento dell'euro rispetto al dollaro statunitense avesse potuto penalizzare la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali, le vendite estere hanno fatto segnare, da gennaio a settembre, una complessiva crescita del +3,5%. La domanda proveniente dai mercati extra-Ue è risultata particolarmente espansiva, presentando un incremento del +7,2%. Nel caso dei mercati intra-Ue non si rileva comunque un calo, ma le vendite estere di moda uomo si confermano sui livelli dello scorso anno. Il dato va letto, tuttavia, con prudenza, in quanto se da un lato preoccupano i cali di importanti mercati come Germania e Regno Unito (che secondo accreditate previsioni saranno interessati da bassa tonicità dei consumi finali di abbigliamento anche per tutto il 2009), dall'altro si evidenziano crescite verso nazioni come Paesi Bassi o Grecia, presumibilmente basi produttive-commerciali per successive ri-esportazioni.

Tra i paesi extra-comunitari, sono ancora una volta Russia, Ucraina e Cina-Hong Kong, i mercati dove l'export delle imprese italiane sperimenta tassi di crescita a due cifre. La Russia fa segnare infatti un +17,4%, l'Ucraina archivia un +76,1%, e infine Hong Kong-Cina complessivamente indicano un +33,2%. Con riferimento, invece, a Giappone e Stati Uniti si assiste a un'ulteriore accentuazione della flessione delle vendite italiane di menswear: nei primi nove mesi del 2008 il fatturato estero realizzato in Giappone ha perso un -6,3%, mentre il mercato statunitense ha segnato un -6,8%.

Foto: Pitti


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